Testo “Alaska Baby”, singolo di Cesare Cremonini. Ascolta il brano e guarda il video ufficiale.
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“Alaska Baby” è una canzone tratta dall’album omonimo del cantautore bolognese Cesare Cremonini. Il pezzo, lo ricordiamo, segue gli straordinari successi del singolo “Ora che non ho più te”.
Alaska Baby testo Cesare Cremonini
Lyrics:
Mentre noi dormiamo
Che ore sono ad Hong Kong
Me ne voglio andare
A perdermi nel mondo
Route 66
Fra le tue gambe
WikiLeaks
Barone rampante
A Cap d’Antibes
Dio non è più grande
Miami Beach
È bastato un istante
Cercavo l’America ma poi ho trovato
Te in Alaska, baby
Fuori non nevica, fammi sognare
Ti amo Alaska Baby
E vorrei addormentarmi così
Sulla pelle tua, senza gravità
E vorrei lasciarti entrare in tutti i pensieri miei
È solo tua, la mia anima
Come la luce dell’Alaska, baby
Non finirà, non finirà
Sono nel deserto
Su una Dodge Durango
Circolo Polare
Per l’ultimo tango
In overdose
Di Tequila col sale
City hard core
L’amore è un rottweiler
New York, New York
Non è la Trump Tower
Mi sento Johnny Cash
Prima di trovare June Carter
Cercavo l’America ma poi ho trovato
Te in Alaska, baby
Fuori non nevica, fammi sognare
Ti amo Alaska Baby
E vorrei addormentarmi così
Sulla pelle tua senza gravità
E vorrei lasciarti entrare in tutti i pensieri miei
È solo tua, la mia anima
Come la luce dell’Alaska, baby
Come la luce dell’Alaska, baby
Come la luce dell’Alaska, baby
Non finirà, non finirà
Perchè vorrei addormentarmi così
Sulla pelle tua, senza gravità
Perchè vorrei farti entrare in tutti i pensieri miei
È solo tua, la mia anima
Come la luce dell’Alaska, baby
Come la luce dell’Alaska, baby
Come la luce dell’Alaska, baby
Come la luce dell’Alaska, baby
Significato brano
Cesare Cremonini in “Alaska Baby” costruisce un viaggio poetico tra geografie reali e immaginarie, tra luoghi fisici e paesaggi interiori. Il testo è un continuo movimento: si parte dal sonno, dal silenzio domestico, e subito la mente corre a Hong Kong, alla Route 66, a WikiLeaks, al Barone Rampante. Sono frammenti di un mondo vasto e iperconnesso, simboli di distanze, fughe, segreti e ribellione. L’America qui non è solo un continente, ma un’idea, un sogno di libertà e scoperta che l’autore sta cercando.
Ma la ricerca si interrompe, o meglio, si trasforma, quando appare l’”Alaska baby”. L’Alaska non è più solo un luogo remoto e freddo, ma diventa una persona, un rifugio caldo e intimo. “Fuori non nevica, fammi sognare” è una richiesta di sospensione dalla realtà, di creare un universo parallelo dentro un amore. La luce dell’Alaska, riferimento alle notti bianche dell’estate artica, diventa una metafora di un sentimento che non conosce tramonto, eterno e luminoso.
Il ritornello ripete il desiderio di abbandono totale: addormentarsi sulla pelle dell’altro “senza gravità” è l’espressione di un’unione che annulla il peso dell’esistenza. Lasciare che l’amata entri in tutti i pensieri significa una resa totale, un affidare la propria interiorità a questa presenza. Anche i riferimenti successivi – il deserto, una Dodge Durango, Johnny Cash – raccontano un’anima in viaggio, un po’ fuori luogo, un po’ in cerca di sé, che finalmente trova un punto fermo non in un luogo, ma in una persona.
In fondo, “Alaska Baby” è una canzone sullo smarrimento e sulla scoperta. Il mondo fuori è caotico, a volte deludente (“New York, New York / Non è la Trump Tower”), ma l’incontro con quest’amore inatteso – trovato per caso, come un miraggio in Alaska – ridisegna tutto. Non serve più cercare l’America, perché si è trovata un’altra dimensione, più intima e duratura, fatta di una luce che “non finirà”. È l’amore come ultimo, vero, viaggio.

